La Riforma nel Marchesato di Saluzzo: casi studio in val Maira e val Grana (XVI secolo):Paragrafo Contesto
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La Riforma nel Marchesato di Saluzzo: casi studio in val Maira e val Grana (XVI secolo):Paragrafo Contesto
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Gli studi hanno riscontrato, per il XVI secolo, un contesto di elevata integrazione sociale tra gruppi con orientamenti religiosi differenti nel Marchesato di Saluzzo. A Dronero, in Val Maira, la stessa élite politica aderì alle idee riformate, tanto che nel 1599 il nunzio apostolico Giulio Cesare Riccardi descrisse la località come “terra più infetta di heresia” dello stato sabaudo. La diffusione delle idee riformate non indebolì la coesione politica ma favorì l’emergere di un processo di accentramento della vita della comunità e il consolidamento dei poteri comunali, togliendo spazio ad una gestione particolaristica della vita sociale. Lo si vede nel progetto, supportato da aperti simpatizzanti per la Riforma, di abolire le confrarie dello Spirito Santo, vendendone il patrimonio per poter costruire un ospedale cittadino. Il consenso raggiunto tra le istituzioni locali si traduceva anche nell’uso degli stessi spazi cerimoniali, come chiese e luoghi di sepoltura, per le attività delle diverse confessioni, sino a dar vita a forme di culto sincretistiche. Al fondo della valle, a Busca, il parroco Giovanni Pietro Buscheto scrisse due lettere a Calvino nel 1548 e nel 1549 per descrivere le riforme rituali che aveva adattato dalla cultura cattolica e da quella protestante, creando un artefatto rituale composito: Buscheto conservava la celebrazione della messa, omettendo però l’elevazione dell’ostia, da lui valutata come “gesto istrionico”, e puntando invece sulla predicazione del Vangelo.